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L’imbarazzo dello sguardo negli scatti di World Press Photo Exhibition

WORLD PRESS PHOTO OF THE YEAR 2026 Carol Guzy_Separati dall'ICE (1)

L’imbarazzo dello sguardo, nell’imbarazzo della scelta. Dove deve chinarsi uno sguardo che non si voglia sottrarre alla sofferenza degli altri? A quale dolore, a quale dramma dare la priorità, nella consapevolezza che scegliere qualcosa o qualcuno è sempre omettere qualcos’altro o qualcun altro? Tanto più durante questi tempi ultimi, che consumano la mutazione antropologia irreversibile di un homo videns che aveva una media di esposizione a 25 immagini (sacre) nel corso della sua intera vita durante il Rinascimento fino all’iperproduzione di migliaia di immagini al giorno che minaccia oggi di travolgerlo da tutte le parti. 

 

La mostra

Sull'aspro crinale di questo interrogativo  torna a Genova la World Press Photo Exhibition, prestigiosa manifestazione internazionale che premia ogni anno i migliori scatti del fotogiornalismo e della fotografia documentaria realizzati nell’anno precedente. La mostra, destinata a oltre 60 città nel mondo, a Genova è visitabile nella Loggia degli Abati di Palazzo Ducale fino  all’8 dicembre e  comprende circa 140 immagini che rappresentano le migliori proposte tra le 57.376 fotografie presentate da 3.747 fotografi provenienti da 141 Paesi. 


Le fotografie

selezionate sono state pubblicate dalle principali testate internazionali, tra cui Miami Herald, The New York Times, Le Monde, National Geographic Society, El País, Die Zeit e le agenzie France Presse, Associated Presse, Reuters. Sono le migliori fotografie candidate alla 69a edizione del Concorso, valutate da una giuria indipendente, presieduta da Kira Pollack, ricercatrice della Shorenstein Center di Harvard, dove si occupa di innovazione negli archivi attraverso le tecnologie emergenti, dopo avere lavorato per Time, Vanity Fair e The New York Times Magazine. Nell’insieme, le immagini premiate offrono uno sguardo potente sul nostro tempo, raccontano la complessità del mondo contemporaneo, segnato da fratture e urgenze, ma anche da una resilienza profonda. «Il fotogiornalismo – ha dichiarato Kira Pollack - non è mai stato un lavoro facile. Non è mai stato redditizio, né sicuro, né garantito. Eppure i fotografi partono. Vanno nei tribunali e nelle zone di conflitto, negli angoli più silenziosi del mondo, dove la storia si sta scrivendo senza testimoni. Lo fanno perché credono che vedere sia importante. Che le prove contino». Il World Press Photo sostiene la libertà di stampa, supporta i fotografi e diffonde l’alfabetizzazione visiva, incoraggiando tutti gli spettatori a guardare più a fondo, superare gli stereotipi e trovare nuovi punti di vista.

 

Lo scatto vincitore

A vincere il titolo di World Press Photo dell’anno 2026 è la statunitense Carol Guzy con “Separati dall’Ice”, pubblicata dal Miami Herald, premiato nella categoria Storie per la regione Nord e Centro America. L’immagine è stata scattata all’interno di uno dei pochi edifici federali statunitensi dove è stato consentito l’accesso ai fotografi e cattura un momento straziante. La disperazione delle figlie di fronte all’arresto del padre Luis da parte dell’Ice. Immigration and Customs Enforcement, dopo un'udienza del tribunale per l'immigrazione presso il Jacob K. Javits Federal Building, a New York, il 26 agosto 2025. È un migrante ecuadoriano che, secondo la sua famiglia, non ha precedenti penali ed è l'unico sostentamento della famiglia, composta da sua moglie Cocha e i loro tre figli (di sette, tredici e quindici anni). «Questo premio – sostiene la vincitrice Carol Guzy – mette in luce l’importanza cruciale di questa storia nel mondo. Siamo testimoni della sofferenza di innumerevoli famiglie, ma anche della loro dignità e resilienza che trascende
l’avversità, mi ha toccato profondamente. Il coraggio di aprire le loro vite alle nostre macchine fotografiche ci ha permesso di raccontare le loro storie. E questo premio appartiene certamente a loro, non a me».

 

Il World Press Photo

sostiene la libertà di stampa, supporta i fotografi e diffonde l’alfabetizzazione visiva, incoraggiando tutti gli spettatori a guardare più a fondo, superare gli stereotipi e trovare nuovi punti di vista. L'esposizione è  organizzata da Cime, Ambassador Italia della World Press Photo Found. 

 

Informazioni


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