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Campopisano e la Battaglia della Meloria tra storia, arte e letteratura

Campo Pisano

Campopisano

C’è una piazzetta, al limite orientale del Quartiere del Molo, dove il tempo sembra essersi fermato. Percorrendo l’intrico di vicoli che sale dalla parte antica del porto, o che scende da piazza Sarzano, capita di finire qui quasi per caso. A quel punto, si solleva lo sguardo. L’abbraccio delle tipiche case colorate sembra voler proteggere qualcosa. O qualcuno. Perché questo quadretto pittoresco, con i panni stesi alle finestre e odorosi di salsedine, è avvolto da un alone di mistero e inquietudine. Ora, gli occhi puntano in basso. Si posano sul “risseu”, la tipica decorazione realizzata con ciottoli bianchi e neri che raffigura un’antica galea della Repubblica di Genova. Ed è su questa galea che saliamo, virtualmente, per raccontare la storia di piazza Campopisano. Issiamo le vele: si parte.

Le Secche della Meloria

Sbarchiamo al limitare di cumulo di scogli che sorregge un’antica torre, contro cui si infrangono le onde. Poco distante, un faro. E, tutto intorno, null’altro se non la vasta distesa blu, che si perde all’orizzonte fino a lambire la costa di Livorno. Sono le Secche della Meloria, oggi parte dell’omonima Area Marina Protetta e meta prediletta degli appassionati di immersioni per il suo valore naturalistico e storico. Già, perché questo luogo fuori dal tempo, legato a doppio filo con Campopisano, è stato teatro di un’epica battaglia navale. Uno degli scontri tra i flutti più efferati della storia: la Battaglia della Meloria.

La Battaglia della Meloria: lo scontro tra Genova e Pisa per il dominio sul mar Tirreno

Nel XIII secolo, le Repubbliche marinare di Genova e Pisa si contendevano il controllo dei commerci nel Mar Tirreno e il dominio sulle rotte strategiche verso la Corsica e la Sardegna. Questo acceso antagonismo politico ed economico durò per anni, fino a portare le due potenze a un inevitabile scontro di proporzioni mai viste nel Medioevo. La situazione precipitò nel luglio del 1284. Il culmine arrivò però il 6 agosto. Al largo delle Secche della Meloria avanzarono circa 70 galee della Repubblica di Pisa, guidate dal podestà Alberto Morosini e dal conte Ugolino della Gherardesca (Vi ricorda qualcosa questo nome? Ne parleremo più avanti). La Repubblica di Genova le attese schierando (ma solo in apparenza) circa 60 galee, comandate dall’ammiraglio Oberto Doria.

La strategia di Genova

Le snelle imbarcazioni e l’abilità dei balestrieri genovesi si rivelarono fin da subito fondamentali per l’esito della sanguinosa battaglia. La svolta arrivò però con l’entrata in campo di altre 30 galee battenti bandiera di San Giorgio, comandate da Benedetto Zaccaria, rimaste nelle retrovie in prima battuta, che attaccarono i Pisani sul fianco. Colta di sorpresa e sopraffatta tatticamente e numericamente, la flotta pisana subì una sconfitta devastante. I morti furono migliaia e circa novemila prigionieri furono condotti a Genova. 

Campopisano e la leggenda dei prigionieri

I superstiti pisani portati a Genova vennero imprigionati. Qualche centinaio di loro riuscì a fare ritorno in patria, dopo oltre 10 anni di reclusione. I morti trovarono invece sepoltura nell’area poco al di fuori delle mura che, da allora, prese il nome di “Campopisano”. Leggenda narra che le anime dei prigionieri, nelle notti tempestose, si dirigano dal mare verso Campopisano con il clangore delle catene in sottofondo.

I protagonisti della Battaglia della Meloria nella letteratura: dalla Divina Commedia a Il Milione

Vi ricordate del conte Ugolino della Gherardesca? Era il comandante di una delle divisioni della flotta pisana. Vista l'imminente catastrofe, scelse di ritirarsi con le sue imbarcazioni per rientrare a Pisa e salvare ciò che restava dell'armata. Questo gesto gli valse forti accuse di tradimento da parte dei suoi oppositori politici, sebbene diversi storici lo considerino un ripiegamento tattico strategico.  Ottenuto il potere a Pisa dopo la disfatta, Ugolino entrò in conflitto con l'arcivescovo Ruggieri degli Ubaldini, che nel 1288 lo fece arrestare e murare vivo nella Torre della Muda assieme ai figli e ai nipoti, condannandoli a morire di fame. L'episodio è immortalato da Dante Alighieri nei canti XXXII e XXXIII dell'Inferno (nono cerchio, quello dei traditori della patria), dove il conte è protagonista del celebre racconto che lo vede impegnato a divorare il cranio dell’arcivescovo per vendetta.  
Tra i prigionieri che scamparono alla morte e riuscirono a tornare in patria vi era invece Rustichello da Pisa, che trascrisse “Il Milione” in lingua d'oil sotto dettatura di Marco Polo, con cui condivideva la cella. 

L'atelier pisano-genovese

Il caso di Rustichello richiama una particolarità importante legata ai detenuti pisani, reduci della Battaglia della Meloria: molti di loro trovarono modo di riscattare la prigionia lavorando alla copiatura, alla traduzione e alla miniatura di testi per la committenza sia genovese che toscana. Le carceri genovesi, pur essendo luogo di pena, diventarono quindi un vero e proprio centro d'avanguardia per l'editoria medievale, favorendo la diffusione dei grandi miti cavallereschi e della letteratura di viaggio in tutta la penisola italiana.

La Battaglia della Meloria nell’arte

Nei Musei Nazionali di Genova-Palazzo Reale, all’interno del Salotto dell’Aurora o di Flora, è esposto il dipinto olio su tela “Battaglia della Meloria” di Giovanni David. L’opera è in realtà il bozzetto preparatorio per la grande tela posta nella Sala del Maggior Consiglio in Palazzo Ducale, realizzata poi tra il 1778 e il 1783, e tuttora visibile nella sua collocazione originale.

Al Museo di Sant’Agostino è conservata una lastra in marmo che celebra la presa di Porto Pisano. Dopo aver sconfitto Pisa nella battaglia navale della Meloria, i genovesi avevano inflitto uno stringente accordo di pace, che però non era stato rispettato. Questo comportò una spedizione navale nel 1290: obiettivo, costringere la città rivale a rispettare i patti. Rotte le catene che proteggevano il porto, i genovesi lo devastarono. Le catene furono esposte come trofeo a Genova in alcuni edifici importanti della città.

Di grande pregio artistico è anche il “risseu” che decora la pavimentazione in piazza Campopisano. Quella del “risseu” è una particolare tecnica di mosaico, nata tra il XVII e il XVIII realizzata con ciottoli di fiume bianchi e neri, incastonati nel terreno per creare disegni geometrici. Il “risseu” è uno dei simboli più riconoscibili di Genova e la Liguria e si trova facilmente ad abbellire piazze, giardini e sagrati delle chiese. La galea di piazza Campopisano, a cui si accostano le bandiere di Genova e Pisa, è un omaggio alla memoria dei prigionieri pisani.

La rievocazione storica del 6 agosto a Campopisano

L'anniversario della Battaglia della Meloria è diventato da qualche tempo un'occasione di amicizia e fratellanza tra Genova e Pisa. In questa data, ogni anno, a Campopisano, i Comuni di Genova e Pisa organizzano una commemorazione. Un momento di ricordo dei caduti della battaglia del 1284, ma anche un'occasione di approfondimento storico e di riflessione sui rapporti che, nel corso dei secoli, hanno legato le due grandi Repubbliche Marinare.

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