1886-2026: da Castello di Montegalletto a Museo delle culture del mondo
Castello D'Albertis Museo delle Culture del Mondo invita a una conferenza sul tema della storia delle sue stesse origini.
La storia del Castello
Il salvataggio del bastione cinquecentesco di Montegalletto da parte del Cap. E.A. d’Albertis, che lo acquista nel 1886 per edificare la sua dimora, segna la prima trasformazione della collina tra Pietra Minuta e passo S. Ugo, che nel 1892 vede la inaugurazione di quello che venne appunto chiamato Castello di Montegalletto. Con il gusto del revival neogotico dell’epoca e la supervisione di Alfredo D’Andrade, circondato da un giardino romantico con laghetti artificiali e fila di mura merlate, il castello vede rimandi alla Genova medievale, a palazzi fiorentini e a castelli valdostani. Sono i trofei di caccia, il fascino per l’esotico e le evocazioni marinare ad arricchire gli interni della dimora ottocentesca con il gusto dell’horror vacui, in una ridondanza decorativa che attinge a “mondi lontani” (dalle volte dorate dello scalone agli azulejos delle sale) inframezzati a ispirazioni di matrice locale come l’uso del marmo e dell’ardesia.
Il Museo
Passato da dimora privata a museo pubblico alla morte del Capitano (1932), quando viene chiamato Museo etnografico Castello D‘Albertis, è con la ristrutturazione e l’ampliamento del 2004 (a cura dell’Ing. Grossi Bianchi e dell’Arch. Melai) che l’edificio vede le maggiori trasformazioni da un punto di vista edilizio con la creazione, tra le altre cose, di un nuovo piano espositivo grazie allo svuotamento del bastione cinquecentesco e la sostituzione della copertura con una struttura in vetro. Ispirato alla Nuova Museologia e ai musei dialogici, che dagli anni ‘80-‘90 del secolo scorso in tutto il mondo interpretano le loro collezioni insieme alle popolazioni indigene da cui provengono, dalla sua riapertura nel 2004 il percorso permanente ha preso forma grazie alla collaborazione con artisti nativi e comunità indigene, cui la filosofia espositiva di Massimo Chiappetta ha dato voce per mezzo di un allestimento sorprendente
La sezione delle Musiche dei popoli e quella delle Medicine tradizionali
Recentemente rinnovate, declinano ulteriormente la vocazione al dialogo di questo spazio polifonico.
Una nuova dimora
Le trasformazioni urbane architettoniche e sociali in azione congiunta negli ultimi 140 anni hanno dato origine a una “nuova” dimora in cui tutto concorre verso il continuo rinnovamento del concetto di museo, quale spazio di pubblico confronto, riflessione e consapevolezza. Di pari passo con il cambiamento della società genovese che dai primi anni 2000 ha visto l’arrivo di cittadini da Africa, Sudamerica, Asia e est-europeo e con l’evolversi della missione e delle responsabilità di un museo che ospita collezioni dai 5 continenti, ogni anno il museo vede declinare la sua vocazione internazionale attraverso ampliamenti e riletture del patrimonio in chiave decoloniale, partecipata e performativa.
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17:00