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Fabrizio de André

Fabrizio de Andrè

Fabrizio De André, “Faber” come lo soprannominò l’amico d’infanzia Paolo Villaggio, non ha quasi bisogno di presentazioni. È uno dei cantautori più celebri e significativi in ambito italiano e non solo e ha dato un apporto fondamentale per la valorizzazione della cultura ligure.  È considerato parte della cosiddetta Scuola Genovese, di cui fanno parte, tra gli altri, Bruno Lauzi, Gino Paoli, Umberto Bindi, Luigi Tenco.

Fabrizio Cristiano De André è nato nel quartiere di Genova Pegli il 18 febbraio del 1940.  Durante i circa quarant’anni di attività ha inciso tredici album, più un consistente numero di singoli.

I critici considerano alcuni testi delle sue canzoni come vere e proprie poesie, tanto che questi sono stati inseriti in diverse antologie scolastiche. Ha dedicato moltissime delle sue opere alle storie di emarginati, ribelli, prostitute, toccando tematiche sociali con realismo e crudezza, mischiando influenze musicali internazionali con quelle mediterranee, soprattutto genovesi e talvolta napoletane (come in “Don Raffaè”).

Nel 1960 Fabrizio e Clelia Petracchi scrissero "La ballata del Miché", considerata la prima composizione di Faber. Nel 1964 incise "La canzone di Marinella", ispirata a un fatto di cronaca, che lo consacrerà al successo quando sarà interpretata da Mina. Negli anni '70 De André si dedicò anche alla traduzione di canzoni di grandi artisti internazionali come Bob Dylan e Leonard Cohen.

Nel 1984, in collaborazione con Mauro Pagani, uscì un importante disco dedicato alla cultura mediterranea e cantato interamente in genovese: era nato "Creuza de mä". L’album a tutt’oggi è considerato un capolavoro a livello internazionale nell’ambito della world music.

Fabrizio De André morì a Milano l’11 gennaio del 1999. I funerali furono celebrati a Genova nella Basilica di Santa Maria Assunta in Carignano: circa diecimila le persone presenti, tra cui artisti, esponenti dello spettacolo e della politica. Le sue ceneri, secondo la sua volontà, furono sparse al largo di Genova, ma al Cimitero di Staglieno è tutt’oggi possibile visitare la sua tomba.

Il 12 marzo del 2000 il Teatro Carlo Felice ha ospitato un concerto in onore di De André, con la partecipazione di grandi artisti italiani: i proventi del disco realizzato a seguito del concerto sono stati devoluti tutti in beneficenza.

De André vive ancora nella cultura popolare italiana con premi, iniziative e dediche: dal celebre negozio di via del Campo “Via del Campo 29rosso”, alla targa che in quella stessa via riporta alcuni versi della canzone omonima, all’installazione a Tempio Pausania realizzata da un altro genovese, Renzo Piano; e ancora al premio De Fabula (poi Premio Fabrizio De André), che viene conferito a chi ha il merito di diffondere la cultura genovese, alla Fondazione Fabrizio De André Onlus, voluta da Dori Ghezzi e Fernanda Pivano l’anno stesso della sua scomparsa, nata col compito di mantenere viva la memoria del cantautore.