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Teatro Carlo Felice: Stagione di Lirica e Balletto 2017

Dal 24.11.2016 al 09.07.2017
Teatro Carlo Felice
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La nuova stagione di Lirica e Balletto 2017 al Teatro Carlo Felice, offre grandi titoli come  "Così fan tutte" di Wolfgang Amadeus Mozart e "Turandot" di Giacomo Puccini.

Di seguito tutti gli appuntamenti nel dettaglio. Per ulteriori informazioni consultate il sito.

Appuntamenti
"Falstaff"
Dal 20.01.2017 al 29.01.2017
Teatro Carlo Felice
"Falstaff" di Giuseppe Verdi, andrà in scena nelle date seguenti: 
20/1 alle ore 20.30 
21/1 alle ore 15.30 
24/1 alle ore 20.30 
28/1 alle ore 20.30 
29/1 alle ore 15.30 
Il Direttore d’Orchestra è Andrea Battistoni, regia di Luca Ronconi (ripresa da Marina Bianchi), scene Tiziano Santi. 
Personaggi e interpreti principali: Sir John Falstaff Carlos Álvarez (20, 24, 29), Ford Alessandro Luongo (20, 24, 29), Fenton Pietro Adaìni (20, 24, 29), Mrs Alice Ford Rocío Ignacio (20, 24, 29), Nannetta Leonor Bonilla (20, 24, 29), Mrs Quickly Elisabetta Fiorillo (20, 24, 29). Alle soglie degli ottant’anni, dopo una vita dedicata al tragico musicale, Verdi riscopre l’opera comica, sorprendendo tutti. E compone il suo ultimo, eccezionale capolavoro teatrale. Eccezionale non solo per la qualità della musica in sé, ma anche per la modernità della partitura e della drammaturgia musicale. Falstaff non è l’opera di un anziano compositore ottocentesco che, giunto al limite del nuovo secolo, si bea con nostalgia del proprio glorioso passato: è un’opera che guarda al futuro, un testamento lasciato ai compositori che verranno, un estremo sforzo creativo. È già teatro musicale novecentesco, prefigurato in forma di commedia. E shakespeariana rimane, anche nell’adattamento, la morale: gli uomini non sono tutti dei santi, c’è chi vive per ingannare l’altro, ma attenzione che costui può ritrovarsi ingannato a sua volta. E non si perda la speranza: in mezzo a tante miserie umane, piccole e grandi, si possono ancora incontrare sentimenti disinteressati, come l’amore tra Fenton e Nannetta. Il Falstaff presentato dal Carlo Felice in questa stagione è l’ultimo messo in scena da Luca Ronconi, uno dei più grandi registi italiani di prosa e lirica del secondo dopoguerra, scomparso nel 2015.
"Così fan tutte"
Dal 17.02.2017 al 22.02.2017
Teatro Carlo Felice
"Così fan tutte" di Wolfgang Amadeus Mozart, verrà rappresentato nelle date: 
17/2 alle ore 20.30 
18/2 alle ore 15.30 
19/2 alle ore 15.30 
21/2 alle ore 15.30 
22/2 alle ore 20.30 
Direttore d’Orchestra Jonathan Webb 
Regia Ettore Scola ripresa da Marco Scola Di Mambro 
Personaggi e interpreti principali: Fiordiligi Ekaterina Bakanova (17, 19, 22), Dorabella Raffaella Lupinacci (17, 19, 22), Guglielmo Michele Patti (17, 19, 22), Ferrando Matteo Macchioni (17, 19, 22), Despina Barbara Bargnesi (17, 19, 22) Don Alfonso Gabriele Sagona (17, 19, 22). 
“Quintessenza dell’opera buffa”. Così Massimo Mila ha definito "Così fan tutte", terzo titolo – e terzo capolavoro – della trilogia italiana di Mozart e Da Ponte. Ed in effetti nel libretto ci sono tutti gli ingredienti dell’opera comica di tradizione nostrana: i sentimenti nobili, ma ingenui, dei personaggi altolocati, la saggezza pratica dei servi, il cinismo dei filosofi, gli equivoci e i travestimenti. E la morale conclusiva, riassunta nel titolo ormai proverbiale, tipica della visione razionale del mondo di stampo illuminista: non c’è da illudersi, la fedeltà, in amore, è una promessa verbale puntualmente smentita dai comportamenti. Ma a ben guardare il senso di questa storia, che la musica di Mozart ci racconta in modo spiritoso quanto amaro, frivolo quanto profondo, disilluso quanto accorato e inquieto, è ancora più sottile. E non necessariamente negativo. Alla fine, Ferrando e Guglielmo sposeranno, rispettivamente, Dorabella e Fiordiligi, come doveva essere fin dall’inizio. Ma lo faranno dopo aver sperimentato la forza della tentazione a tradire, grazie alle astute macchinazioni del burattinaio Don Alfonso e della sua complice Despina. E la presa d’atto che l’amore non è eterno per definizione, ma può esserlo solo attraverso un impegno faticoso e quotidiano dei due amanti, è un bene o un male per le due coppie che, dopo tante peripezie e giochi incrociati, si ritrovano all’altare nella combinazione giusta, quella prevista all’aprirsi del sipario? Come sempre Mozart e Da Ponte non danno risposte, si limitano a fare domande, domande di cruciale importanza e ancora attuali. Ma coloro che oggi esercitano lo stesso mestiere del cinico Don Alfonso, i filosofi (e gli psicologi e i sociologi), dicono di sì: questa consapevolezza è un bene.
"Lac"
Dal 02.03.2017 al 05.03.2017
Teatro Carlo Felice

"Lac" di Pëtr Il’ič Čajkovskij andrà in scena nelle date:
2/3 alle ore 20.30
3/3 alle ore 20.30
4/3 alle ore 15.30 e alle ore 20.30
5/3 alle ore 15.30

Coreografia Jean-Christophe Maillot
Scene Ernest Pignon-Ernest
Costumi Philippe Guillotel
Luci Jean-Christophe Maillot e Samuel Thery
Drammaturgia Jean Rouaud
Composizione Bertrand Maillot
Direttore d’Orchestra Nicolas Brochot

Lac, ovvero lago, semplicemente e sinteticamente. Così il coreografo Jean-Christophe Maillot, direttore de Les Ballets de Monte-Carlo, ha intitolato la sua rilettura del Lago dei cigni, un progetto meditato per dieci anni e per realizzare la drammaturgia del quale ha voluto accanto a sé lo scrittore Jean Rouaud, vincitore nel 1990 del Premio Goncourt (il massimo premio letterario francese). Da lotta tra il bene e il male, gli autori hanno trasformato la storia d’amore tra il principe Sigfried e la principessa Odette, vittima di un sortilegio che di giorno la costringe a vivere come cigno e solo di notte le fa ritrovare le sembianze umane, in uno scontro tra figure materne ambiziose e dominatrici. Le madri (anzi, le Madri) sono infatti le vere protagoniste di Lac, un Lago dei cigni che fonde balletto classico e danza moderna dando vita ad uno spettacolo drammatico, sensuale e attraversato dall’inizio alla fine da una tensione degna di un thriller.

"L'elisir d'amore"
Dal 19.03.2017 al 28.03.2017
Teatro Carlo Felice

"L'elisir d'amore" di Gaetano Donizetti, andrà in scena:

19/3 alle ore 20.30
21/3 alle ore 15.30
22/3 alle ore 20.30
25/3 alle ore 15.30
26/3 alle ore 15.30
28/3 alle ore 20.30

Allestimento Fondazione Teatro Carlo Felice
Direttore d’Orchestra Daniel Smith
Regia Filippo Crivelli
Scene Emanuele Luzzati
Costumi Santuzza Calì

Personaggi e interpreti principali: Adina Serena Gamberoni (19, 22, 26, 28), Nemorino Francesco Meli (19, 22, 26, 28), Belcore Roberto De Candia (19, 22, 26, 28), Dulcamara Alfonso Antoniozzi (19, 22, 26, 28).

Un’opera comica e sentimentale insieme. Un melodramma giocoso (come lo definirono gli autori). Una commedia romantica (come la chiameremmo noi oggi). Nell’Elisir d’amore di Donizetti, oltre a pure maschere ereditate dalla commedia dell’arte (il soldato vanitoso e fanfarone Belcore e il dottore ciarlatano Dulcamara), ci sono infatti personaggi dotati di un cuore: Nemorino, giovane innamorato bloccato dalla timidezza, e Adina, donna consapevole della propria bellezza e del proprio fascino, ma non egocentrica né manipolatrice. Nel corso della vicenda, entrambi si metteranno in discussione e cambieranno. Cosa che alle maschere non accade, ma alle persone vere sì: Nemorino allenta i propri freni inibitori grazie a quello che crede essere un filtro d’amore (in realtà, nient’altro che una bottiglia di vino rosso), mentre Adina, alla fine, si lascia sedurre dal sentimento sincero di Nemorino, dal suo spirito di sacrificio in nome dell’amore. E scarta, saggiamente, il machismo superficiale di Belcore. Sullo sfondo di questo intreccio insieme comico e sentimentale, anche un pizzico di critica sociale: le fanciulle dell’immaginario paese dei Baschi in cui è ambientata la vicenda “perdono la testa” per l’impacciato Nemorino non grazie alla pozione magica di Dulcamara, ma perché attirate dalla fortuna economica che uno zio lascia provvidenzialmente in eredità al giovane. Il vero “filtro d’amore”, insomma, per loro è il denaro…

"Don Carlo"
Dal 21.04.2017 al 07.05.2017
Teatro Carlo Felice
"Don Carlo" di Giuseppe Verdi, andrà in scena nelle date: 
21/4 alle ore 19.00 
26/4 alle ore 19.00 
30/4 alle ore 15.30 
2/5 alle ore 15.30  
Teatro Regio di Parma
Direttore d’Orchestra Valerio Galli 
Regia Cesare Lievi 
Scene e costumi Maurizio Balò 
Personaggi e interpreti principali: Filippo II Riccardo Zanellato Rodrigo Franco Vassallo (21, 26, 30), Elisabetta di Valois Daniela Dessì (21, 26, 30), Eboli Veronica Simeoni (21, 26, 30), Il Grande Inquisitore Marco Spotti. 
Forse in nessun’altra opera come in Don Carlo Verdi ha concentrato tutti i temi portanti del suo teatro musicale: il potere, con i suoi onori e oneri, l’amore contrastato, al punto da essere un amore impossibile, il conflitto tra il mondo dei padri e quello dei figli, il popolo oppresso che rivendica la propria libertà. E una questione delicatissima tanto nell’epoca in cui è ambientato il libretto (l’Europa della seconda metà del Cinquecento) quanto in quella contemporanea a Verdi: la ragion di stato contro quella dell’altare – da una parte l’Impero, insomma, e dall’altra la Chiesa. Filippo II, potentissimo re di Spagna, sposa in seconde nozze Elisabetta di Valois, per rinsaldare i rapporti del suo paese con la Francia. Ma Elisabetta era promessa al figlio di Filippo, Carlo, e continuerà ad amare il giovane, ardentemente ricambiata, di un amore che non può essere vissuto. La situazione genera un conflitto fortissimo, lacerante, tra il padre e il figlio, acuito dalle posizioni politiche di Carlo, Infante illuminato schierato dalla parte del popolo. Filippo arriva persino a progettare l’eliminazione fisica del figlio, con l’avvallo del Grande Inquisitore, figura inquietante già nell’aspetto fisico (cieco e nonagenario), degna di un graphic novel dalle atmosfere gotiche. Una vicenda tesa, come fatti che si susseguono e come dinamiche psicologiche in atto, dalla prima all’ultima scena. E con anche, alla fine, un tocco di sovrannaturale… In una partitura in cui l’orchestra è protagonista non meno dei cantanti (e che, da questo punto di vista, apre la strada all’ultimo stile verdiano), i momenti memorabili, teatralmente e musicalmente, non si contano: “Ella giammai m’amò”, soliloquio in cui Filippo II da re diventa uomo come tutti nel momento in cui si rende conto di essere vecchio, solo e non amato dalla moglie; il dialogo tra Filippo e il Grande Inquisitore, incontro-scontro tra due bassi il cui colore scuro (e oscuro) è trattato da Verdi come l’incarnazione vocale delle rispettive autorevolezze; il duetto finale tra Carlo ed Elisabetta, mistico e visionario, in cui i due protagonisti si rendono conto che solo nell’immaginazione possono realizzare i desideri che la realtà nega loro. Un’opera potente, fiera, e, al tempo stesso, toccante e commovente: le emozioni del melodramma al loro apice.
"Maria Stuarda"
Dal 17.05.2017 al 28.05.2017
Teatro Carlo Felice
"Maria Stuarda" di Gaetano Donizetti, andrà in scena il: 
17/5 alle ore 20.30 
18/5 alle ore 20.30 
20/5 alle ore 15.30 
21/5 alle ore 15.30 
24/5 alle ore 20.30
Direttore d’Orchestra Andriy Yurkevych
Regia Alfonso Antoniozzi
Scene Monica Manganelli
Costumi Gianluca Falaschi Luci Luciano Novelli
Personaggi e interpreti principali: Elisabetta Sonia Ganassi (17, 21), Roberto, Conte di Leicester Celso Albelo (17, 21, 24), Giorgio Talbot Andrea Concetti (17, 21, 24).
L’opera, da sempre, mette in scena sentimenti vigorosi e passioni assolute. Maria Stuarda di Donizetti ne è un esempio estremo. Nel confronto tra le due regine del secondo atto, il momento di massima tensione della vicenda, Elisabetta I d’Inghilterra rimprovera alla cugina Maria Stuarda i suoi comportamenti privati e politici e questa le risponde con una violenza verbale che non ha paragoni nella librettistica dell’epoca: epiteti che Maria Malibran, prima interprete del personaggio di Maria Stuarda nel debutto dell’opera alla Scala (1835), insistette per cantare, scatenando la reazione delle autorità, che cancellarono il titolo dal cartellone dopo appena sei repliche: uno dei casi più celebri di censura nella storia dell’opera. La trasgressione linguistica alle buone norme del linguaggio librettistico era dovuta, probabilmente, all’inesperienza dell’autore del testo (tratto dalla tragedia omonima di Schiller), Giuseppe Bardari, appena diciassettenne. Un’incoscienza giovanile provvidenziale, perché, grazie a Bardari (che diventerà un magistrato e un patriota ammirato da Garibaldi), Maria Stuarda contiene la scena più forte tra due figure femminili in tutta la storia dell’opera: uno di quei momenti in cui Donizetti, capace di leggerezza come nell’Elisir d’amore e nel Don Pasquale, precorre il Verdi più drammatico.
"Turandot"
Dal 16.06.2017 al 25.06.2017
Teatro Carlo Felice
"Turandot" di Giacomo Puccini, andrà in scena il: 
16/6 alle ore 20.30 
17/6 alle ore 15.30 
18/6 alle ore 15.30 
20/6 alle ore 20.30 
21/6 alle ore 20.30 
Direttore d’Orchestra Giuseppe Acquaviva/ Alvise Casellati (20, 21 e 22)
Regia Giuliano Montaldo 
Scene Luciano Ricceri 
Costumi Elisabetta Montaldo Bocciardo 
Luci Luciano Novelli 
Personaggi e interpreti principali: Turandot Norma Fantini (16, 18, 21), Calaf Rudy Park (16, 18, 21, 25), Liù Serena Gamberoni (16, 18, 21), Timur Bálint Szabó (16, 18, 21, 25). 
Turandot, il testamento di Giacomo Puccini, è anche la sua opera più innovativa, quella con cui il compositore cercò di tenere il passo con ciò che di più avanzato stava accadendo nel teatro musicale europeo a lui contemporaneo (a partire da Richard Strauss), di cui era perfettamente a conoscenza grazie alla sua inesauribile curiosità musicale. Già l’argomento è inconsueto per Puccini: una fiaba “cinese” che i librettisti Giuseppe Adami e Renato Simoni trassero dall’omonima fiaba teatrale di Carlo Gozzi (1762), con protagonista non una donna reale, come Mimì, Manon o Butterfly, ma un’algida principessa che dispensa morte per due terzi dell’opera. Il nuovo, ultimo viaggio è talmente inconsueto che, per affrontarlo, Puccini si rimette a studiare: scova inedite suggestioni orientali diverse da quelle di Butterfly, meno ammalianti e seducenti, più aspre e dure. E si aggiorna sullo stile dei compositori italiani successivi a lui di una generazione, Malipiero e Casella in particolare. I E dove alle dolcezze vocali di Liù, la vittima che si sacrifica per il bene dell’amato principe Calaf, risponde il canto tortuoso di Turandot. O dove macchiette fumettistiche come i ministri dell’imperatore Ping, Pong e Pang sono subito sostituite da scene musicali di luminosità siderale. Una partitura che, per questi motivi, ha sempre esercitato su tutti, amanti e non di Puccini, un fascino quasi stregonesco. Turandot andò in scena per la prima volta alla Scala il 25 aprile 1926. Dopo “Tu che di gel sei cinta”, intonato da Liù morente nel terzo atto, Toscanini depose la bacchetta annunciando al pubblico che l’esecuzione si fermava in quel punto per la morte dell’autore.
"Carmen"
Dal 06.07.2017 al 09.07.2017
Teatro Carlo Felice
Il balletto "Carmen" sarà proposto: 
6/7 ore 20.30 
7/7 ore 20.30 
8/7 ore 15.30 e 20.30 
9/7 ore 15.30 
Balletto in due atti di Amedeo Amodio dal racconto di Prosper Merimée 
Solisti e corpo di ballo Daniele Cipriani Entertainment 
Direttore d’orchestra Alessandro Ferrari 
Coreografia e regia Amedeo Amodio 
Musica Georges Bizet 
Adattamento e interventi musicali originali Giuseppe Calì 
Scene e costumi Luisa Spinatelli 
Assistente coreografo Stefania di Cosmo 
Orchestra del Teatro Carlo Felice 
Una violinista, terminata una rappresentazione di Carmen di Georges Bizet, si trova a vivere nuovamente il dramma della celebre sigaraia, quasi in un sogno: la rappresentazione reale termina e inizia quella onirica. È quindi il sogno il “pretesto narrativo” da cui muove la Carmen di Amedeo Amodio, creata per Aterballetto nel 1995, affidata alla produzione di Daniele Cipriani. Al di là dell’escamotage del sogno, quella di Amodio è una Carmen molto mediterranea, calda, asciutta come i venti del sud, dal tocco deciso e sicuro. Lo si nota tanto dall’impianto coreografico quanto dalle scene scarne: due pannelli mobili che ricordano pareti in calcestruzzo sullo sfondo delle quali si muove tutta l’azione danzata. L’inizio e la fine del balletto sono invece connotate dal calare di un velario dall’alto, quasi a voler accompagnare lo spettatore nell’atmosfera onirica da cui prende piede la coreografia. La musica (adattata da Giuseppe Calì) rimane quella di Bizet. Questo adattamento comprende alcune fra le pagine più celebri del melodramma, facilitando così lo svolgimento tipicamente narrativo del balletto. Un esempio su tutti: allo strumentale dell’aria di Micaela («Je dis que rien ne m’épouvante») corrisponde un assolo per Micaela. Quasi in contrappunto con la vacuità della scena si stagliano i costumi di Luisa Spinatelli (che firma anche le scene) fra i quali emergono quelli creati per il comparto femminile; sgargianti, sui toni del rosso, dalla foggia chiaramente spagnoleggiante.

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