Il concetto di malattia: natura e cultura a contatto?

Data: 
02/11/2017 - 17:00
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Incontro con Cristina Amoretti, Università di Genova, DAFIST, Sezione di Filosofia.

Quello di malattia è un concetto “scivoloso”, che non è mai stato definito in modo adeguato, nonostante sia il termine più fondamentale della medicina. Esso è generalmente collegato a tre diversi aspetti che contraddistinguono le affezioni umane: agli aspetti oggettivi, più prettamente medici o biologici, a quelli soggettivi, personali o fenomenologici e, infine, a quelli sociali, culturali, storici o comportamentali. In particolare, è interessante mettere a confronto due concezioni, quella naturalista e quella normativista. Se dal punto di vista biologico la malattia è tipicamente identificata con un processo o un evento fisiologico alterato, che la scienza medica può riconoscere oggettivamente, dal punto di vista della rappresentazione sociale essa è invece considerata come un fenomeno negativo, che viene giudicato tale sulla base delle norme, dei valori (morali, estetici, economici, religiosi), delle aspettative e delle istituzioni di una data comunità culturale. In quest’ultimo caso, ciò che è ritenuto essere malattia può pertanto cambiare da società a società, da periodo storico a periodo storico. Ma quali contatti sussistono tra una concezione naturalista e una concezione normativista della malattia? Sono prospettive che si escludono a vicenda o possono essere in qualche modo conciliate? Nel caso in cui una conciliazione sia possibile, è più opportuno conferire priorità al livello biologico oppure a quello valutativo e normativo? E se, invece, nessun contatto sia effettivamente presente, quali conseguenze si avrebbero adottando una prospettiva al posto dell’altra? Classificare o meno una certa condizione come malattia è qualcosa che porta con sé importanti conseguenze, non solo da un punto di vista strettamente medico, ma anche esistenziale, morale, economico, legale. Data l’importanza di simili questioni, è dunque fondamentale capire se si possa trovare un punto di contatto tra natura e cultura, vale a dire tra prospettive che, perlomeno a prima vista, sembrano essere tra loro contrapposte.