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VII Festival di Limes - Il potere del mito

Dal 22.05.2020 (Tutto il giorno) al 24.05.2020 (Tutto il giorno)
Palazzo Ducale
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Dal 22 al 24 Maggio si terrà presso Palazzo Ducale la VII Edizione del Festival di Limes rivista italiana di geopolitica. L'edizione di quest'anno si intitola "Il potere del mito - come le potenze si raccontano grandi" e affronta la tematica dell'immagine che le Nazioni promuovono di loro stesse.

Oltre e prima che realtà tangibile, la geopolitica è gioco di percezioni e rappresentazioni. Per definirsi come soggetti, accreditare un’immagine di sé, selezionare i tratti della propria fisionomia e della propria strategia che si intende proiettare all’esterno. Per affermare un’identità, generare influenza, imporre una volontà, stabilire una deterrenza.

A tal fine, il mito è strumento essenziale. Perché crea un’epica in cui gli attori geopolitici possano riconoscersi ed essere riconosciuti. Perché postula e cementa criteri identitari che fungono da guida e riferimento nell’affrontare i dilemmi dell’umano agire. Perché configura un elemento immanente, ancorché pro tempore, cui commisurare mezzi e fini. Ma in quanto epica che aspira all’eternità, il mito è anche stereotipo, travisamento, rappresentazione parziale e idealmente statica di una realtà geopolitica complessa, dinamica e fattuale. Una dimensione immateriale, ma tutt’altro che marginale e densa di ricadute concrete.

Venerdì 22 Maggio

Ore 10.00 Limes incontra le scuole: Il consueto appuntamento di Limes con le scuole superiori di Genova, per un confronto con gli studenti sulle tematiche del festival e sull’attualità geopolitica.

Ore 17.30 Inaugurazione della mostra cartografica "Le frontiere invisibili":  Un viaggio nell’universo cartografico della rivista, illustrato dall’autrice Laura Canali.

Ore 18.00 Come si racconta l'Italia, il nostro posto nel mondo: Il Direttore di Limes Lucio Caracciolo conversa con il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte sull’immagine e sulle priorità del nostro Paese nel contesto internazionale, con particolare riferimento alle sfide più immediate che ci attendono.

Ore 21.00 Roma, il mito fondatore di ogni mito: Archetipo imperiale, fonte di forme civiche, istituzionali, giuridiche, militari ed estetiche traghettate dall’antichità all’oggi con un lavoro continuo di confronto e interpretazione. Roma è tra i miti che continuano a informare il nostro mondo. Ed è il nostro mito.

Sabato 23 Maggio

Ore 10.00 I miti degli imperi non muoiono mai. Continuità e usi delle grandi narrazioni a confronto: Cina, Russia, Stati Uniti. L’Impero del Centro, la Grande madre, la Città sulla collina. Le grandi costruzioni nazionali e statali, specie se di taglia continentale e di vaste ambizioni, si nutrono di autorappresentazioni che ne favoriscono coesione e disciplina sociale. Aiutandole a proiettare la potenza. Come si raccontano i pesi massimi del nostro tempo.

Ore 12.00 L’Europa, il mito contro la storia. Nascita, declino e miracolosa sopravvivenza di una religione antigeopolitica: Sforzo di contenimento della Germania benedetto dagli Stati Uniti nel secondo dopoguerra, l’integrazione europea si è nel tempo dotata di una mitologia fondante per legittimare un processo improbabile e dagli esiti sovente contraddittori. La cui (r)esistenza inerziale è notevole, ma non scontata.

Ore 15.00 Il mito dell'interesse universale: Dalle grandiose rivoluzioni francesse e americana l'Occidente deriva un afflato universalistico che permea tutto il Novecento, comprese le sue degenerazioni totalitarie. Nel post-1989 ci siamo illusi di poter sostituire definitivamente Kant a Hobbes e von Clausewitz. Ma non è così. Lo sarà mai?

Ore 16.30 America contro Iran: Un appuntamento dedicato alla stringente attualità internazionale, dove (auto)rappresentazioni e strategia concorrono a definire un confronto serrato, dalle molteplici e pericolose implicazioni regionali. E dagli esiti difficilmente controllabili.

Ore 18.00 La fine del mondo è vicina? L’apocalissi ambientale annunciata: Storicamente, alle grandi fasi di svolta si accompagna il proliferare di millenarismi e teorie apocalittiche, riflesso della complessità e incombenza dei problemi indotti dal mutare di scienza, tecnica e società. L’ambiente non fa eccezione. Ma le sfide ad esso connesse sono troppo importanti per essere ridotte a dogma.

Ore 21.00 La geopolitica nel pallone: Il calcio come metafora e ambito d’applicazione concreto delle concezioni spaziali, dei tatticismi, delle visioni strategiche e delle narrazioni che improntano la pratica geopolitica.

Domenica 24 Maggio

Ore 10.00 Il mito del capo: Dai grandi condottieri della storia all’immagine hollywoodiana del presidente-eroe, le collettività cercano una guida che sia al contempo persona e leggenda. Per accendere gli immaginari e mobilitare le energie. Il rischio? L’autoreferenziale mistica del comando. E i guasti che ne conseguono.

Ore 12.00 Il mito di Dio (è con noi). L’uso della religione per fare la guerra: Oggi come un tempo, andare in battaglia richiede motivazione, incoscienza e propensione all’estremo sacrificio. Da qui il ricorso a potenti strumenti mobilitanti in grado di conferire una dimensione mistica alla disumanità del combattimento. A cominciare dall’immortale Dio degli eserciti.

Ore 14.30 Il secolo della Cina: realtà o mito? L'ascesa cinesa ha caratteristiche che si prestano alla mitizzazione: numeri immani, inedita crasi di decisionismo autoritario e turbocapitalismo, profondità storica cui attingere per alimentare la “rinascita”. Troppo perfetto per essere (tutto) vero, specie dopo il coronavirus?

Ore 16.30 L’uso geopolitico del mito jihadista: Il jihadismo è l’ultima, potente incarnazione dell’uso della religione a fini bellici. Come tale ha una sua cosmologia, figlia di precise circostanze storiche, sociali, geografiche e culturali. In cui responsabilità del mondo islamico e dell’Occidente si fondono in un mix letale. Ma, forse, non inestirpabile.

Ore 18.00 L'Italia non è (solo) un mito: Noi ci percepiamo paese piccolo, debole e a lasca statualità. Pertanto, bisognoso di vestire la propria mesta realtà con i panni di una “dolce vita” che attinge alle vestigia di un passato mitizzato. Ma così scordiamo che non c’è mito senza sostanza. E tralasciamo il vasto potenziale che lo Stivale alberga ancora.

Per maggiori informazioni consultare il sito web della rivista.


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